Si potrebbero fare molti paragoni, eppure la vicenda europea dei pentastellati ha un risvolto del tutto peculiare: si torna alla casella di partenza ma dicendo che l’establishment, ancora una volta, ha fatto muro. Impaurito. Facciamo un passo indietro: Grillo è già alleato nel Parlamento europeo con il gruppo Ukip, guidato dal lord, si fa per dire, Nigel Farage. Ma il loro numero  non garantisce né peso decisionale né  finanziamenti cospicui al partito. Per di più, il cugino britannico di Beppe prima o poi, anche se spera sia un poi, dal Parlamento dovrà andarsene per effetto Brexit. Così, il comico con teatrino e burattini deve trovare un’alternativa e stringe un accordo “conclavico” con l’Alde (Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa), guidato da Verhofstadt. Sembra cosa fatta. Grillo molla Farage e fa le valigie, ma Verhofstadt ci ripensa: non gli lascia il tempo di posarle che gli chiude la porta in faccia. Motivazione? “Non abbiamo nulla in comune.”

Viene quindi da chiedersi cosa si siano detti in quella riunione tanto segreta da assumere tratti carbonari. L’impressione è stata quella di un appuntamento al buio, con una luna di miele naufragata quando qualcuno, giocando con l’interruttore, ha acceso la luce. Un risveglio del “giorno dopo”. Figure degne dei migliori cabaret, che Grillo conosce per esperienza. Ma in cui sembra barcamenarsi anche il leader impronunciabile dai più.

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Tuttavia, Verhofstadt se ne sta a casa. Beppino invece ce lo ripeschiamo. O meglio torna lui, dopo aver ribussato da Farage con un gesto storicamente  visto e rivisto. Una nuova Canossa, ma con meno pretese. Un più profano e meno umile figliol prodigo o prodigio, visto che per ricomporre la credibilità 5stelle lesa dagli ultimi giorni (e ore) servirebbe il miracolo grillino dei giorni passati. Non quelli degli esordi politici, ma delle risate intelligenti.

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